giugno 6, 2016

La Direzionalità e la Lingua Cinese

Quando in interpretazione simultanea si parla di direzionalità si fa riferimento alla coppia o alle coppie da e verso le quali un interprete è solito lavorare ed in particolar modo si indica in quale “direzione” egli si trova più a suo agio: interpretando dalla sua lingua madre verso la lingua straniera o viceversa.

In occidente vi sono molteplici teorie sia a favore della prima soluzione che della seconda e nel paragrafo che segue ne vengono presentati alcuni punti principali, tuttavia quando una lingua non indoeuropea è coinvolta, il cinese nel caso specifico, anche per quanto concerne le teorie sulla direzionalità emergono delle differenze a cui appare utile prestare attenzione prima di addentrarsi nell’analisi della simultanea dalla lingua cinese.

La direzionalità in IS: una questione aperta

Un interprete d’IS lavora con due lingue, una delle quali è, nella maggior parte dei casi, la sua L1 o lingua dominante e l’altra è la sua L2 o lingua debole. All’interno del mondo degli Interpreting Studies queste lingue vengono classificate come lingua A, B e C definite dall’AIIC nei termini seguenti:

  • La lingua A è la lingua madre dell’interprete (o un’altra lingua con un livello quasi assimilabile a quello della madrelingua) verso la quale egli lavora a partire da tutte le sue altre lingue in entrambe le modalità d’interpretazione: simultanea e consecutiva.
  • La lingua B è una lingua di cui l’interprete ha un controllo perfetto e verso la quale lavora a partire dalle sue altre lingue, alcuni interpreti traducono verso la loro lingua B soltanto in una delle due modalità d’interpretazione.
  • La o le lingue C sono le lingue che l’interprete comprende alla perfezione e dalle quali lavora per interpretare verso le sue lingue A e B. Spesso i professionisti possiedono più di una lingua C

(AIIC website, Glossary).

Basandosi sulle definizioni sopra riportate si potrebbe ritenere che un interprete possa lavorare indistintamente verso la sua lingua A o B, tuttavia questo punto risulta molto controverso ed è stato oggetto di numerose analisi all’interno degli Interpreting Studies poiché alcune scuole di pensiero, come l’ESIT School di Parigi (cfr. par. 1.5.2 p. 22), affermano che per ottenere un’interpretazione di massima qualità sia necessario che l’interprete lavori dalla sua lingua B verso la A; d’altro canto, altri ricercatori sostengono che lavorando verso la propria lingua B si riesca a massimizzare la comprensione dell’input ottenendo, così, risultati migliori (Chang, 2005).simultaneacinese

Da quanto appena detto è chiaro come tra gli esperti del settore vi siano due orientamenti principali: uno che pone l’accento sull’importanza dell’IS dalla lingua di cui si ha pieno controllo verso la lingua madre (B-to-A) e l’altro che, viceversa, sottolinea i punti a favore di lavorare dalla propria lingua madre verso la lingua B (A-to-B definita anche retour).

  1. B-to-A

Secondo i sostenitori del B-to-A utilizzando questa direzione nel lavoro l’interprete ottiene il massimo della qualità con il minimo possibile di errori linguistici, sebbene sia stato evidenziato come possano aumentare quelli concettuali; inoltre si lavora nella lingua in cui si è sottoposti a meno stress.

Gli studiosi che si oppongono alla supremazia di questo approccio affermano che la ricchezza e la competenza linguistica che si hanno a disposizione nella propria lingua madre possono divenire degli ostacoli per l’interprete nel suo lavoro in quanto egli è in possesso di un’ampia varietà di opzioni che lo conducono a prendere delle decisioni e a esercitare un maggiore controllo sulla sua resa, al punto da far sì che egli perda del tempo prezioso nel complesso e rapido ciclo di divisione dell’attenzione dell’IS (Denissenko 1989 citato in Chang, 2005:17).

  1. A-to-B

L’approccio che pone l’accento sull’importanza del lavorare in A-to-B enfatizza come, grazie alla completa comprensione dell’input in lingua A (si stima che lo sforzo di comprensione lavorando dalla lingua B sia pari all’80% e quello di produzione al 20% delle attività cognitive dell’interprete in IS), si verifichino meno errori concettuali sebbene ve ne possano essere alcuni linguistici che, tuttavia, non impediscono la comprensione e il passaggio del senso del messaggio dell’oratore. Inoltre, nella propria lingua A è molto più facile interpretare nel modo corretto i componenti paraverbali e non verbali del discorso così come ogni forma di riferimento culturale.

I critici di questo approccio sostengono che lavorare verso la lingua B comporti un maggiore sforzo per la produzione in quanto questa operazione richiede una accresciuta attenzione sulle strutture sintattiche e prosodiche dell’output e un ulteriore automonitoraggio (Chang, 2005 e Yu-Mei, 2006).

Tabella 1 Fattori a favore dell’interpretazione verso la lingua B
 

Fattore mercato

 

In molte zone del mondo è il mercato a richiederlo poiché non vi è lo stesso numero d’interpreti con lingue B e C per tutte le lingue.

 

 

Fattore Abilità

 

Migliore comprensione dell’input espresso nella propria lingua madre.

 

Maggiore accuratezza in termini di contenuti è più importante in interpretazione e gli errori linguistici che potrebbero emergere non devono mettere in discussione questa priorità.

 

 

 

Il cinese e la direzionalità

Per la lingua cinese, come per molte altre lingue asiatiche, il dibattito sulla direzionalità appare meno controverso di quanto esso lo sia in occidente poiché viene, in parte, risolto dalla realtà dei fatti: come sottolineano Chang (2005) e Yu-Mei (2006) in Cina continentale e a Taiwan vi sono pochissimi interpreti madrelingua straniera (per esempio inglese) che possano vantare il cinese come lingua B, di conseguenza, sia durante il percorso formativo che nel mondo del lavoro, sono i madrelingua cinese a dover lavorare in entrambe le direzioni.

Se si considera la coppia cinese-inglese, alle difficoltà generiche del lavorare verso la propria B sopra citate, bisogna aggiungere la distanza e le differenze tra queste due lingue e le asimmetrie strutturali che sussistono se esse vengono messe a confronto. Nonostante le aggravate difficoltà dell’A-to-B, spesso appare molto utile, se non indispensabile, avere interpreti madrelingua cinese che lavorino verso la loro lingua B, soprattutto se ciò implica passare da una lingua come il cinese ad una molto più diffusa a livello internazionale come l’inglese, perché la resa che essi producono viene utilizzata, in ambito di conferenze  multilingua, come base per il relay[1] verso le altre lingue.

[1] Si tratta, all’interno dell’IS, di interpretare utilizzando come input non il discorso dell’oratore direttamente, ma la resa di un’altra cabina di interpreti. Questa tecnica viene utilizzata in particolar modo in presenza di lingue poco diffuse nella sfera multilaterale.

 

Simultanea-Mente: Interpretare in Simultanea
Ilaria Tipà
About Ilaria Tipà

Sono un'interprete di conferenza e una traduttrice, ma ancor più sono una persona che vede nel lavoro che svolge la realizzazione di un sogno e che lo svolge con passione e con la volontà di costruire ponti di collegamento tra mondi diversi. Quello per la Cina è stato un amore nato per caso, ma che è diventato protagonista e parte integrante e fondamentale degli ultimi dieci anni della mia vita.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *