giugno 12, 2016

I Nomi Propri e i Prestiti in Simultanea Cinese

Abbiamo già avuto modo di vedere come gli elementi asemantici creino particolari difficoltà agli interpreti in simultanea e vadano gestiti con massima cura e attenzione per evitare che si diventino muri insormontabili. Oggi compiamo un altro passo insieme sull’impervio cammino degli elementi asemantici e analizziamo insieme come gestire i nomi propri di persona o di luogo e i prestiti da altre lingue che compaiono nel parlato in lingua cinese.

I nomi propri

In cinese i nomi propri di persona sono costituiti da tre caratteri: il cognome, che precede sempre il nome, è composto da un solo carattere (sono pochi i casi di cognomi bisillabici); mentre il nome può essere formato da uno o due caratteri, raramente da tre.

Da sottolineare è il fatto che mentre i sinogrammi utilizzati per i cognomi appartengono ad un gruppo piuttosto ristretto, quelli che vengono usati per i nomi non sono un gruppo di parole con soltanto questa funzione (cosa che invece accade molto spesso con i nomi di persona italiani) bensì possono essere attinti “dall’intero corpus delle unità grafiche esistenti” (Abbiati, 1998); dal corpus verranno, tuttavia, scelti “quegli ideogrammi che hanno un significato poetico, augurale e che abbiano un suono che si armonizza con il cognome, facendo attenzione agli omofoni per non creare situazioni imbarazzanti[1].” (Biasco, 2003:57) nomi cinesi 2

In cinese in nessun caso si inverte l’ordine tra cognome e nome e soltanto i membri della famiglia o gli amici più intimi hanno la prerogativa di chiamarsi utilizzando il nome proprio.

Ad esempio, si avrà: 胡锦涛[2] Hú Jǐntāo in cui il cognome, secondo quanto appena detto, è che, per convenzione grafica in trascrizione viene scritto separatamente da Jǐntāo, il nome proprio.

Dato che i titoli in lingua cinese seguono sempre il nome proprio, qualora si volesse qualificare Hú Jǐntāo come presidente della Repubblica Popolare Cinese (RPC), il titolo di “presidente” seguirà il nome espresso per intero 胡锦涛主席 Hú Jǐntāo zhǔ xí[3] oppure, nei casi in cui il nome del personaggio è ben conosciuto, soltanto il cognome, quindi si potrà sentir parlare semplicemente di 胡主席  zhǔ xí.

Un discorso a sé stante va aperto per quanto riguarda i nomi propri stranieri inseriti all’interno della lingua cinese e in particolar modo per quelli giapponesi.

I nomi occidentali vengono solitamente traslitterati in base alla loro pronuncia (l’attuale presidente degli Stati Unita di America sarà il signor 奥巴马 ào bā mǎ[4]) e alle volte può essere difficile, se non impossibile, risalire al proprietario del nome se egli non è un personaggio conosciuto o se non fa parte di un elenco di cui si è a conoscenza.

Quando si tratta di nomi giapponesi la situazione è molto più complessa. Una parte del lessico giapponese si compone di quelli che vengono definiti kanji[5] e che non sono altro che caratteri cinesi importati all’interno della lingua giapponese e letti secondo il sistema fonetico giapponese; perciò quando un nome giapponese è scritto utilizzando dei kanji, in Cina, esso viene pronunciato secondo la lettura cinese dei caratteri; ragione per cui diviene praticamente impossibile, senza conoscere il giapponese e, anche conoscendolo, se non si ha a disposizione un testo scritto, risalire al vero nome della persona in questione.

Tra i nomi propri è necessario anche far riferimento alle denominazioni di eventi storici specifici o d’istituzioni e organizzazioni sia a livello nazionale cinese che internazionale i quali, nelle loro rispettive traduzioni cinesi, vengono molto spesso utilizzati soltanto in forma abbreviata rendendo difficoltoso per chi li ascolta, qualora non si conosca già il termine, comprenderne il significato.

Alcuni esempi di tale fenomeno sono il nome della Assemblea Nazionale del Popolo Cinese il cui nome completo è Zhōngguó rénmín dàibo dàhuì (中国人民代表大会) ma che viene comunemente definita come réndà (人大) o quello della Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che per esteso sarebbe Shìjiè màoyì zǔzhī (世界贸易组织) ma che viene abbreviata in shìmào zǔzhī (世贸组织).

Ancora, l’acronimo BRIC[6] è stato tradotto tenendo in considerazione il significato inglese della parola bric ossia “mattone” con jīnzhuān sì guó (金砖四国), letteralmente “i quattro paesi del mattone d’oro”, impossibile da interpretare correttamente con “i paesi BRIC” se non si conosce in precedenza l’espressione. La stessa cosa è avvenuta anche per l’acronimo poco lusinghiero utilizzato per indicare i paesi dell’Unione Europea interessati da problemi economici di grande scala: PIIGS[7] che in cinese viene tradotto direttamente con ōu zhū guó (欧猪五国) letteralmente: “i cinque paesi maiali d’Europa”.

I prestiti e le traslitterazioni

In lingua cinese può essere fatto ricorso a dei prestiti da altre lingue (soprattutto dall’inglese, ma anche dal giapponese) nel caso essa non disponga del concetto o dell’oggetto cui quella parola si riferisce.

Il meccanismo del prestito linguistico non genera problemi, solitamente, se ha luogo tra due lingue che condividono lo stesso sistema di scrittura alfabetica, in quanto anche la grafia del lessema viene importata, insieme al suo valore semantico; tuttavia, è evidente come se ciò si verifica tra una lingua ideografica e una alfabetica l’unica soluzione possibile è utilizzare una trascrizione della pronuncia vicina all’originale.

È proprio in questo modo che hanno avuto origine le parole oggi comunemente utilizzate in inglese o in italiano come kungfu per gōngfu (功夫) o yin e yang trascrizioni di yīnyáng (阴阳) i due principi cardine alla base della filosofia e della medicina cinese.

Quando sono i termini stranieri a essere “importati” nella lingua cinese avviene più o meno la stessa cosa, infatti essi vengono inseriti nelle strutture e nel sistema lingua e il successo raggiunto o mancato di tali lemmi all’interno della lingua cinese è collegato proprio al processo di sinizzazione (hànhuà 汉化).

Tale processo, prima di tutto, si manifesta tramite la trasformazione della parola alfabetica in caratteri cinesi, la cosiddetta traslitterazione: vengono scelti dei caratteri le cui pronunce, di concerto, danno vita ad un suono simile a quello originale; alcuni esempi di questo fenomeno sono: mǎlásōng (马拉松) dall’inglese marathon, la già citata āsīpǐlín (阿司匹林) aspirine o ancora bǐsà (比萨) per pizza.

La stessa forma di traslitterazione viene utilizzata per traslare in lingua cinese i nomi propri stranieri, siano essi di persona o di luogo o di aziende e enti; perciò in cinese si potrà dire che la capitale d’Italia (意大利 yìdàlì) è luómǎ 罗马 (Roma) e che a Parigi (巴黎 bālí) una delle attrazioni turistiche maggiori è 卢浮宫 Lúfú gōng (Louvre); o ancora che le famose auto prodotte dalla 费拉里 fēilālǐ (Ferrari) sono rosse.

La lista potrebbe essere molto più lunga, ma è bene ricordare che vi sono, alle volte, anche delle combinazioni tra traslitterazioni e vere e proprie traduzioni basate sul significato in lingua di partenza o sulla funzione dell’oggetto in questione, nonché delle traduzioni/traslitterazioni preparate ad opera d’arte con obiettivi chiaramente orientati al marketing.

Tali traduzioni riesceno a superare un problema che affligge le traslitterazioni semplici: i caratteri cinesi sono fortemente significativi e sceglierne alcuni per uso esclusivamente “fonetico” è difficile, li si spoglia di tutto il loro valore semantico.

Esempi del primo tipo di prestiti sono dòu shòu chǎng (斗兽场) utilizzato per il Colosseo che letteralmente significa “campo per i combattimenti tra fiere” e àifēiěr tiětǎ per la Torre Eiffel (诶菲尔铁塔) in cui la prima parte rappresenta la traslitterazione del cognome “Eiffel” e la seconda significa letteralmente “torre di ferro.”

Per quanto riguarda invece le traduzioni ragionate a fini commerciali non si può non pensare alla Coca-Cola il cui marchio cinese è kěkǒu kělè (可口可乐) non rappresentando meramente la traslitterazione fonetica del nome originale, bensì attirando i consumatori cinesi con il significato dei quattro caratteri utilizzati “gustoso e che rende felice.”

Un altro esempio di traduzione, ma effettuato con un nome proprio di persona è quello dell’ex ministro dell’economia italiano Giulio Tremonti il quale in cinese diventa sān zuò shān (三座山) che letteralmente significa “tre montagne” e quindi “tre-monti” una traduzione diretta delle due parti del nome.

Ora, sebbene questo tipo di soluzione possa apparire logica dal punto di vista cinese appare chiaro come sentendola sia quanto meno fuorviante e possa mandare in confusione.

In ultimo appare utile ricordare che le traslitterazioni di luoghi e nomi propri occidentali possono variare a seconda delle regioni in cui esse vengono utilizzate: ad esempio se una guida parlerà del succitato dòu shòu chǎng (斗兽场) visitando Roma ad un gruppo di turisti provenienti da Taiwan rischierà che essi non capiscano perché sull’isola l’anfiteatro viene tradotto con jìngjìchǎng (竞技场) “arena” mentre la prima traduzione mette in rilievo il fatto che esso fosse un “campo per i combattimenti tra fiere”.

[1] Il popolo sinofono nella scelta dei nomi presta particolare attenzione a evitare la scelta di sinogrammi che siano omofoni (cfr. p. 33) ad altri con un significato nefasto perciò difficilmente in un nome comparirà un carattere dalla pronuncia modulata al terzo tono poiché sarebbe omofono di “morte” (死 ).

[2] Si tratta del nome del presidente della Repubblica Popolare Cinese e Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC) e Presidente della Commissione Militare Centrale dello stato e del partito in carica al momento della redazione dell’elaborato il cui mandato termina nel 2012.

[3] Si vuole mettere in evidenza, per mostrare la precisione con cui i sinogrammi descrivono la realtà, che il termine qui utilizzato per “presidente” è lecito soltanto se si tratta, come nel caso della RPC, di un paese comunista, altrimenti è necessario ricorrere ad un altro termine che in italiano o inglese viene comunque tradotto con “presidente” che è 总统 zǒng tǒng.

[4] Ulteriore elemento che vale la pena evidenziare è come tali traslitterazioni possano variare a seconda di se si tratti di quelle adoperate in RPC o in altre zone di cui il cinese è lingua ufficiale, come è il caso di Taiwan dove lo stesso presidente Obama è 欧巴马 ōu bā mǎ.

[5] Kanji è la lettura giapponese di 汉子 hànzi ossia “caratteri Han” perciò caratteri cinesi.

[6] Utilizzato in economia per riferirsi alle grandi economie emergenti: Brasile, Russia, India e Cina le cui iniziali danno vita alla parola bric.

[7] Acronimo formato dalle iniziali di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna che compone la parola inglese “maiale” sebbene con una “I” di troppo.

Simultanea-Mente: Interpretare in Simultanea
Ilaria Tipà
About Ilaria Tipà

Sono un'interprete di conferenza e una traduttrice, ma ancor più sono una persona che vede nel lavoro che svolge la realizzazione di un sogno e che lo svolge con passione e con la volontà di costruire ponti di collegamento tra mondi diversi. Quello per la Cina è stato un amore nato per caso, ma che è diventato protagonista e parte integrante e fondamentale degli ultimi dieci anni della mia vita.

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