dicembre 9, 2016

Simultanea Cinese lungo la Via della Seta

Milano, 16-17.11.2016

“Cultural Exchanges Along the Silk Road”

丝绸之路的文化交流

 

Nel freddo novembre milanese presso la sede dell’Istituto Confucio di Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore sotto l’egida del progetto di ricerca: “Crisi dell’eurocentrismo e futuro dell’umanesimo europeo: prospettive storico-culturali, religiose, giuridiche ed economico-sociali” si è tenuta una due giorni di approfondimenti lungo la Via della Seta di ieri e di oggi, noi di Elite Simultanea abbiamo dato il nostro contributo fondamentale assicurando la comprensione reciproca tra pubblico e oratori con il nostro impeccabile servizio di interpretazione simultanea cinese-italiano-cinese.

Lo sfondo

Da quando, nel 2013, il presidente cinese Xi Jinping, durante il suo discorso all’università di Nazarbayev, ha parlato per la prima volta del progetto ormai noto come One Belt One Road, o ancora più sinteticamente come OBOR o  -se preferiamo una versione nostrana lasciando a casa gli anglicismi – “Nuova Via della Seta” , questa espressione e ciò che porta con sé sono divenuti un po’ il tormentone di tutti coloro che, in un modo e in un mondo o nell’altro, hanno a che vedere con la Cina.

interpretazione simultanea via della seta

In cinese il titolo del progetto è in realtà più articolato e più complesso di quella che ne è ormai divenuta la traduzione accettata: 丝绸之路经济带及21世纪海上丝绸之路, ovvero, letteralmente: “una fascia/cintura economica lungo la Via della Seta e la Via della Seta Marittima del ventunesimo secolo”. Dunque il revival di un percorso antico che ha segnato gli albori dei contatti tra Oriente e Occidente, un progetto che unisce storici, archeologi, sinologi, economisti, geopolitici tutti intorno a uno stesso tavolo per comprendere meglio il passato sperando, nel farlo, di gettare una maggiore luce sul presente e soprattutto sul futuro.

La Conferenza di Milano

È dunque su questo sfondo che nasce la due giorni di Milano, organizzata dall‘Istituto Confucio dell’Università Cattolica, nello specifico nella persona della prof.ssa Elisa Giunipero, direttrice di parte italiana dell’Istituto stesso, in collaborazione con la Beijing Language and Culture University, articolata in tre sessioni: la prima nel pomeriggio del 16 novembre con il focus su gli scambi culturali lungo l’antica Via della Seta, la seconda e la terza, rispettivamente nella mattinata e nel pomeriggio del 17 novembre, riguardanti invece l’una gli scambi di natura più squisitamente religiosa e l’altra, appunto, riscoperta di questa antica via di comunicazione e le chiavi di lettura del grande progetto cinese.

Via della Seta o Vie della Seta?

Gli interventi dei relatori – presentati in inglese, cinese e italiano con servizio interpretazione simultanea da noi realizzato – sono partiti dalla storia della Via della Seta – o come ha precisato il prof. Genito nella sua presentazione – delle Vie della Seta, poiché il percorso che i mercanti prima, i missionari poi, percorsero non era univoco, bensì ve ne erano diversi, varianti dovute senz’altro anche alle condizioni geomorfologiche delle varie zone che venivano attraversate.

Zone attraversate da carovane mercantili, così come da missionari partiti per l’alta missione di convertire gli abitanti di quei regni lontani e persino il Gran Khan, ma erano terre ricche anche di figure affascinanti e interessanti per noi che le guardiamo indietro oggi, quelli che il prof. Giovagnoli ha voluto definire passeurs, mediatori, intermediari, aiutanti, guide e interpreti ante litteram tra mondi e terre diverse, aliene le une rispetto alle altre.

I rapporti tra Oriente e Occidente lungo la Via della Seta

La Via della Seta può sicuramente esser letta, per noi italiani, come una storia dei rapporti tra Italia e Cina, tra oriente e occidente, fin dai tempi più remoti. Le relazioni del prof. De Troia, del prof. Zhou Xinping (卓新平)  e del prof. Liu Zhiqing (刘志青) hanno dunque ripercorso la storia dei contatti tra oriente e occidente, sulle orme e le tracce dei grandi personaggi che ne hanno scritto i capitoli più importanti.

Si è partiti, come ha giustamente sottolineato il prof. De Troia, da una condizione in cui italiani, o meglio, antichi romani erano a conoscenza dell’esistenza di un grande impero d’oriente, da cui, tra l’altro, provenivano i pregiati tessuti di seta che molto amavano, ma di cui non avevano una visione chiara e in cui i cinesi antichi conoscevano l’esistenza di un luogo che chiamavano 大秦 Daqin e di cui, altrettanto ignoravano la reale situazione. Dunque, romani e cinesi, dice De Troia, con una metafora calzante, erano come due uomini che vivono su due colline, una di fronte all’altra, ma che non riescono a vedersi chiaramente a vicenda, ma hanno visuali sfocate, nebbiose, fantasiose persino l’uno dell’altro.

Un cavillo linguistico

Da una prospettiva puramente linguistica è molto interessante, come ha sottolineato il prof. Liu, notare il termine che gli antichi cinesi avevano scelto per denominare l’impero romano: 大秦 Daqin. Il primo dei due caratteri, , vuol dire “grande, magnifico, imponente” e mostra già una certa porzione di rispetto e ammirazione del popolo cinese verso lo splendore di un mondo di cui conoscevano molto poco; ma è ancora più interessante il secondo carattere, 秦 Qin poiché è lo stesso del nome della prima dinastia cinese, quella che nella persona di Qin Shi Huang, il Primo Imperatore – quello dell’esercito di terracotta per intenderci – unificò il grande territorio cinese. Dunque un impero grande e che ricorda quello dei Qin probabilmente, un apprezzamento non da poco, senz’altro.

Le cose cambiano solo quando si scende dalla propria collina ed ecco i primi esploratori cinesi che salgono su una nave e si spingono verso occidente, alle volte anche ostacolati dai popoli che vivono nel mezzo, come è il caso di Guang Ying o che arrivano a destinazione e ne scrivono un resoconto.derjen_wangzhaojun

O ancora, come racconta il prof. Liu, quando una bellissima giovane dall’harem di uno degli imperatori della dinastia Han, Wang Zhaojun venne data in sposa al capo di una tribù del nord dei Xiongnu, ovvero gli Unni per portare pace tra questi ultimi e l’impero cinese. La giovane Zhaojun portò con sé come dote tutti i prodotti più pregiati della cultura cinese, ma ancor più, racconta il prof. Liu, l’intera cultura cinese in una sorta di indottrinamento culturale volto ai popoli barbarici del nord.

E cambiano quando i nostri primi mercanti raggiungono il Catai, il grande impero.

Parlando di Via della Seta, di Italia e di Cina, non possiamo non pensare a Marco Polo e al suo grande contributo scritto o al più grande trai missionari gesuiti, Matteo Ricci. Tuttavia, vi è un lungo elenco di altri viaggiatori, di missionari coraggiosi che hanno raggiunto e vissuto in Cina per periodi più o meno lunghi nel corso dei secoli come Giovanni da Pian del Carpine, Giovanni da Montecorvino, Guglielmo da Rubruck, Odorico da Pordenone.

Dalle mercanzie alle missioni religiose: Matteo Ricci e la Localizzazione del Cristianesimo

Il lavoro dei gesuiti in Cina, soprattutto la grande opera di “localizzazione” di “avvicinamento culturale” di Matteo Ricci e dei suoi compagni ampiamente descritta nel paper presentato dal prof. Li Tiangang (李天纲) è probabilmente senza paragoni, al punto che il professore la definisce “luna di miele” dei rapporti tra Oriente e Occidente. Narra di un periodo in cui tutte le questioni più complesse, di natura teologica, deontologica e di approccio venivano trattate tramite dialogo e dibattito costruttivo soprattutto tra i missionari gesuiti e le controparti che questi – Matteo Ricci in particolare – avevano designato come interlocutori ideali: i letterati confuciani.matteo_ricci_shows_the_clock_by_mary_cosplay

Il prof. Li suddivide in due momenti fondamentali e storicamente distinti i contatti tra la Cina e il resto del mondo: “l’era della seta” 丝绸时代 e “l’era dell’oppio” 鸦片时代. La prima definizione si applica, appunto, all’epoca delle grandi esplorazioni via mare, del fervore lungo la Via della Seta e dei dialoghi costruttivi, mentre la seconda, coincidente con l’epoca delle Guerre dell’Oppio del  diciannovesimo secolo, è segnata dalle politiche imperialiste e colonialiste delle Potenze occidentali che invasero, letteralmente, il suolo cinese e dalla xenofobia dirompente tra le file dei cinesi stessi.

Ciò che dal nostro punto di vista di sinologi e linguisti ci colpisce è ciò che il prof. Li narra del lavoro immenso di traduzione e di contaminazione culturale ad opera dei gesuiti e dei confuciani convertiti al cristianesimo come Xu Guangqi, Li Zhizao e Yang Tingyun (徐光启,李志澡,杨延筠): concetti tradizionalmente confuciani presi in prestito per spiegare concetti come l’universalismo e l’unità cristiana: 万物一体,万川映月,东海西海心同理同, ovvero “i diecimila esseri sono uno” “i diecimila torrenti riflettono la stessa luna” “a oriente e a occidente il cuore/mente è lo stesso, il Li (principio d’ordine metafisico confuciano) è identico.”

Matteo Ricci e i Suoi: Localizzatori Ante Litteram

Se, come molti hanno poi sostenuto, questo approccio fosse o meno corretto, se questa contaminazione culturale, se questa, per dirlo in termini moderni, localizzazione fosse o meno troppo eccessiva e creasse confusione nelle menti dei cinesi non sta a noi giudicarlo, ma quello dei gesuiti rimane, senza dubbio, un lavoro incredibile che suscita l’ammirazione di ogni interprete e traduttore, presente o passato.

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Ilaria Tipà
About Ilaria Tipà

Sono un'interprete di conferenza e una traduttrice, ma ancor più sono una persona che vede nel lavoro che svolge la realizzazione di un sogno e che lo svolge con passione e con la volontà di costruire ponti di collegamento tra mondi diversi. Quello per la Cina è stato un amore nato per caso, ma che è diventato protagonista e parte integrante e fondamentale degli ultimi dieci anni della mia vita.

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